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Souad Sbai, marocchina, giornalista, esperta di terrorismo islamista, è stata deputata nel centrodestra. Combatte da anni, laddove le femministe mainstream si voltano dall’altra parte: al fianco delle donne musulmane, costrette a indossare il velo o letteralmente segregate in casa. I recenti attentati in Francia l’hanno colpita e addolorata.

Il terrorista di Nizza era sbarcato in Italia e doveva essere espulso. È un fallimento della nostra gestione di sbarchi e rimpatri?
È un fallimento totale. E la Francia, giustamente, ci chiede chiarimenti. Servono regole più precise su chi entra.

O, almeno, vanno applicate quelle che esistono.
Certo. C’è gente che ha già avuto cinque fogli di via e sta ancora in Italia. Sui barconi arrivano molti disperati, ma tra questi si annidano anche molti soggetti pericolosi e potenziali terroristi.

Già decisi a colpire?
Sicuramente già radicalizzati. L’attentatore di Nizza è venuto apposta per compiere una strage.

Lei dice che le nazioni d’origine non hanno interesse a stipulare intese. Per scaricare a noi gli estremisti?
Ma certo. La Tunisia è felicissima di spedire da noi un radicalizzato. E vale per tutto il Nord Africa.

Intanto, vari opinionisti liquidano i fondamentalisti come dei  pazzi . Il jihadismo è solo un problema psichiatrico?
Vogliono una legge sull’omofobia e poi si lavano le mani dell’estremismo islamista. L’attentatore di Nizza aveva programmato tutto minuziosamente. Questi non sono dei pazzi, sono dei guerriglieri.

Dopo la decapitazione di Samuel Paty, tra i nostri lettori è sorto un ampio dibattito sulle vignette contro Maometto. Fin dove può spingersi la libertà d’espressione?
Ho ascoltato e riascoltato il discorso di Macron. Ha puntato il dito contro l’estremismo e non contro l’islam. Sono totalmente a favore della libertà d’espressione.

In Francia ha prosperato il separatismo: gli islamisti hanno costruito uno Stato nello Stato.
È già accaduto in tanti Paesi arabi, che infatti si stanno pian piano liberando della Fratellanza musulmana.

Com’è messa l’Italia?
Ai fondamentalisti l’Italia serve da ponte. Quando non servirà più, vedremo quante teste saranno tagliate.

Intende dire che qui non assistiamo a decapitazioni in strada perché facciamo comodo? 
Certo. Passano da qui.

Per quanto riguarda la radicalizzazione, le moschee e i centri islamici sono un rischio?
Non parlerei di centri islamici, ma di centri islamisti.

Perché?
Sono i centri islamisti ad aver ricevuto vergognosi finanziamenti da Stati canaglia, come Turchia e Qatar, come documentato nel volume Qatar papers. Ma il pericolo principale, oggi, arriva dall’immigrazione clandestina e dalle carceri.
Cosa accade in carcere?
È vero che, a chi ne fa richiesta, viene affidato un imam formalmente sottoposto ai controlli della polizia penitenziaria. Ma le associazioni islamiste cui è demandato il compito di predicare in carcere sono, spesso, le stesse che ricevono quei finanziamenti opachi.

È un’accusa grave. Di che associazioni parla?
Sono le associazioni che hanno ricevuto milioni e milioni di euro dal Qatar. E non sono davvero rappresentative della maggioranza dei musulmani.

Lei, che da anni combatte al fianco delle donne musulmane, ha registrato qualche miglioramento nella loro condizione?
Ho registrato, semmai un peggioramento.

Addirittura?
Più del 60% delle bambine non va a scuola. E con il Covid le cose si sono complicate, anche se la maggior parte delle donne, in alcune comunità musulmane, era già in lockdown permanente.

Terribile.
E vedo chi minimizza gli attentati, chi parla di jihadisti “pazzi”… Ma di proposte concrete per aiutare le ragazze e le bambine, non ne sento. Nessuno si strappa le vesti, a cominciare dalle femministe di sinistra.

Dobbiamo temere la Turchia di Recep Erdogan? È lui che fomenta i sunniti in Europa?  Bisogna interrompere i rapporti con Erdogan.

Non sarebbe impossibile?
Non ci scordiamo che Erdogan è un Fratello musulmano. È inaffidabile. Altro che dargli soldi o farlo avvicinare all’Ue. In Turchia, marciscono in galera, sotto tortura, giornalisti, scrittori ed esponenti di organizzazioni che difendono i diritti umani. Però se membri del suo governo vengono in Italia, si stende loro il tappeto rosso.

Il mondo arabo può vivere una stagione di apertura?
La sta già vivendo.

Ah sì?
È qui in Occidente che c’è disordine. Ma se uno ascolta la stampa araba, si accorge che persino la Fratellanza musulmana annovera numerosi intellettuali critici. E che certi Paesi del Golfo hanno preso le distanze dalla Turchia e dal Qatar.

intervista di Alessandro Rico

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